Bruciano i fogli, l’inchiostro sbiadisce,
invano la penna insegue la carta.
Il libro lodava
il tuo nome sacro:
per quanto mi preghi, non scriverò più...
Bruciano i fogli, l’inchiostro sbiadisce,
invano la penna insegue la carta.
Il libro lodava
il tuo nome sacro:
per quanto mi preghi, non scriverò più...
È il sorgere di sogni
che plumbei tramontano
allo spuntar dell’alba boreale...
Die Wüste wächst: weh Dem, der Wüsten birgt
Il deserto cresce: guai a chi cela in sé deserti.
Nietzsche
La calura offusca le menti
e gli animi giacciono aridi in cerca d’acqua;
un ritmo bollente scandisce i secoli
e ovunque imperversa un’arsura implacabile...
Nel mondo antico si usava spesso il termine "deserto" in riferimento a qualunque luogo in cui il neofita venisse iniziato a una scuola di pensiero.
Questa poesia è stata premiata nel 2024 alla 6° edizione del Concorso “Accademia dei Poeti”: il testo completo è incluso nell'antologia a tema "Il tempo: l'inarrestabile scorrere degli eventi, delle emozioni e dei ricordi" e nella mia prima silloge poetica, intitolata Versi Sparsi,
acquistabile qui https://www.gpm-store.com/product/22751181/versi-sparsi
Il passato è un ricordo
Il futuro è un’incognita
Il presente è un velo
che mi soffoca e mi scalda
Devo forse lacerarlo?
Quando il futuro diventa presente
e succede sempre –
l’incognita diventa illusione
e le illusioni crollano davanti alla realtà,
realtà triste perché necessaria,
del presente.
Il presente è un malefico indovino
che scava nel passato
non si ferma, come te, alla superficie,
ma penetra nel tuo inconscio
e ti svela il futuro
Ti disillude
Ti precipita
Ma infine tutto perde i suoi contorni
di nitida e bruciante tristezza.
Persino il dolore più straziante
e la ferita più profonda,
il ricordo più vivido e
l’emozione più chiara
sbiadiscono in quell’oceano nero
che sono i miei occhi,
la Vita
Simbolico risuona il verso del corvo:
Cras... Cras... Domani... Domani?
Ma non era Nevermore?
“Disse il Corvo allor mai più”.
Non c’è ombra di luce.
Liso é il filo dei ricordi.
Tutto è un puzzle,
come quelli che amavi tu...
Quest componimento poetico si è classificato tra i vincitori ai concorsi letterari Clepsamia - V edizione, indetto da VJ Edizioni Milano nel 2023, e Vortex Talentia, indetto da Vortex Lab nel 2025.
“Tutti i poeti scrivono cattiva poesia. I cattivi poeti la pubblicano, i buoni poeti la buttano nel cestino”; questa affermazione di Umberto Eco ha rievocato nella mia memoria una scena del film Mona Lisa Smile, del 2003: dopo una disastrosa prima lezione, durante la quale la professoressa Katherine Ann Watson viene surclassata dalla sue allieve, la docente torna in aula con una provocatoria riflessione sull’arte moderna, non inclusa nel programma di studi. Alle alunne vengono mostrati vari “contributi visivi” - come si direbbe oggi - che infastidiscono le più irreggimentate e stimolano quelle di mente più aperta; tra le varie diapositive compare anche la Carcassa di manzo di Chaim Soutine, che tra l’altro compie un secolo proprio quest’anno e che scatena la discussione su cosa sia l’arte, cosa la renda buona o cattiva e chi lo decida.
Betty Warren, la “prima della classe”, risponde che
«l’arte non è arte finché qualcuno non la dichiara tale».
«Chi?» chiede la docente.
«Le persone giuste» risponde Betty senza batter ciglio, ma anche senza saper definire meglio il concetto.
Talvolta tali persone compongono le giurie dei
concorsi letterari, e distribuiscono premi e menzioni d’onore a loro gusto, e
ciò decreta l’“artisticità” di un’opera. E forse è questo che mi ha persuasa a
pubblicare alcune delle mie “opere”: il fatto che qualcuno “del mestiere” le
abbia premiate, riconoscendo loro un posticino alle falde dell’Elicona.
E a proposito di “loci poetici”, il poeta contemporaneo Miguel Angel Arcas ha affermato
che “solo
i poeti ritornano nel luogo dove non hanno mai vissuto”: per me le mie poesie
sono anche questo: l’Altrove dove talvolta scelgo di andare e dove talvolta
sono invece convocata da un suono, da un ricordo, da un profumo, e allora il
viaggio è davvero "Ultrasonico e transluminale!
D’altronde, Jean Cocteau ha svelato che “il poeta non inventa: ascolta”, e
forse è per questo che Jorge Louis Borges scrisse che “ogni poesia è
misteriosa: nessuno sa interamente ciò che gli è stato concesso di scrivere”. Anch’io
spesso ho “sentito” la poesia nel momento stesso in cui la scrivevo, è per
questo che forse non mi sono mai considerata una poetessa, benché qualcuno mi
consideri tale …
Il professor Keating spiega ai ragazzi che la Poesia
non è misurabile in larghezza e lunghezza, perché essa è cuore e sentimento;
eppure Giacomo Leopardi nello Zibaldone di pensieri, compilato dal
1817 al 1832, ed Edgar Allan Poe ne La filosofia della composizione,
pubblicata nel 1846, asseriscono proprio l’opposto: che tutto è meditato - il
tema, il metro, il verso, la sonorità delle parole – tutto è soppesato.
La prima volta che m’imbattei in questi concetti
rimasi inorridita, tanto era radicata in me l’idea “romantica” del poeta
creatore ispirato dalla Musa; col tempo ho capito che il Poeta di Poe e
Leopardi, per non parlare di Dante, è ispirato dal Genio, una sorta di Divino
Geometra che misurando la Poesia crea il mondo.
Nel mio piccolissimo, anch’io ho meditato le poesie e talvolta le ho rivisitate proprio in occasione dei concorsi letterari: “sistemare” testi composti a volte anche tre decenni prima mi ha permesso di trovare un senso di continuità e completamento in una vita molto variopinta, e mi ha anche fatto scoprire che queste poesie si sono create una vita propria, sono state pubblicate in varie antologie e presto (editorialmente parlando, quindi tra molte lune) appariranno, insieme ad altre finora inedite, in un volume mono-autoriale che parrebbe confermare l’idea di Nieztsche secondo la quale “i poeti non hanno pudore per le proprie esperienze intime, che anzi sfruttano”. Io di pudore ne ho sempre avuto molto, infatti mi si vede molto poco, ma ogni tanto bisogna vincerlo, o almeno sfidarlo.
Buona lettura