Die Wüste wächst: weh Dem, der Wüsten birgt
Il deserto cresce: guai a chi cela in sé deserti.
Nietzsche
La calura offusca le menti
e gli animi giacciono aridi in cerca d’acqua;
un ritmo bollente scandisce i secoli
e ovunque imperversa un’arsura implacabile.
Sonagli di strani, velenosi serpenti
ritmano il tempo che indugia nel nulla;
la morte complotta con il destino
e noi siamo in balia del vento del deserto.
Ci sferza, ci punge, ci lede, ci ammazza,
è feroce, è un sibilo, è scomparso,
lasciandosi alle spalle una polvere rossa e infinita.
Il sole arde, solenne e purificatore, ma non brucia.
I suoi raggi sono strali sulle nostre teste,
granelli d’idee dispersi nella sabbia.
Questa folle estate acuisce il ricordo
di un’infanzia serena ormai perduta.
Impegni pressanti si addensano come nubi
gravide di tempestosi problemi.
Così si diventa adulti, mi si dice.
Ma è il caldo che mi dà alla testa, inscenando per me
il soffio di un mondo soffocante.
Pochi attimi ancora, e poi pioverà.
Nel mondo antico si usava spesso il termine "deserto" in riferimento a qualunque luogo in cui il neofita venisse iniziato a una scuola di pensiero.
Poesia premiata nel 2024 alla 6° edizione del Concorso “Accademia dei Poeti” e inclusa nell'antologia a tema "Il tempo: l'inarrestabile scorrere degli eventi, delle emozioni e dei ricordi".

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