Spirito libero che non sei altro, dimmi: com’è
possibile essere liberi senza essere crudeli? La tua consapevolezza rimette
tutto in discussione e fa paura persino scriverlo, come se le parole potessero
improvvisamente stregami. Mi chiedi se desidero ancora e sempre che il mio
spirito voli finalmente libero. Certo! Eppure ho paura di questa sensazione montante
che, parlando dello spirito, basti un solo passo perché violiamo le norme della
discrezione e del buon senso. Mi preoccupo soprattutto perché tu sei capace di
ogni follia e perché talvolta sei intransigente da far paura.
Mentre ti scrivo penso: forse sarebbe tutto diverso se riuscissimo a restare uniti anche superate le manie adolescenziali che ancora ci contraddistinguono. Quanta crudeltà generata dalla paura! E che bell’amico potrei avere! Siamo entrambi ossessionati dai giochi di parole al punto che potremmo distruggere la reputazione di una persona in cinque minuti solo giocando a pingpong col suo nome. Ma non lo facciamo, perché crediamo nella possibilità di un legame semplice e naturale, alla luce del sole, fra due persone, pur con i “non detti”.
Ma era solo una fantasia che potevo raccontare solo a te senza sentirmi ridicola; svelare a una persona qualcosa che si è appena appreso di sé stessi è un grande dono d’amore. E d’altra parte è da te che ho imparato a vivere soprattutto in ciò che non si possiede.
Non ti manderò queste lettere: a un certo punto io e te cominciamo a parlare lingue diverse. Eppure che meraviglia quando due estranei imparano a vivere tutti i sentimenti, tutti i pensieri e tutte le fantasie insieme! Una scintilla si rinnova da ogni incontro, ma passata la tempesta, il silenzio li restituisce entrambi alla loro solitudine.
Solitudine creativa, mi correggeresti tu. Ed è per
questo che continuo a scriverti in solitaria.

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